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  Lettere alla redazione
Il blog di Socialistalab.it
Intervento inserito il 04/02/2012
Le democrazie europee e l’atipia italiana
Sono trascorsi vent’anni da quando l’allora scomparso, in questi giorni, Presidente della Repubblica, On Luigi Scalfaro, impose alla delegazione del P.S.I., in occasione della ricomposizione del Governo, di non fare un’unica indicazione per la Presidenza del Consiglio (cioè Bettino Craxi), ma una rosa di tre nomi (G. Amato, B. Craxi, G. De Michelis). Fu la beffa, perché già era stato programmato da tale Presidente della Repubblica di incaricare l’On. Giuliano Amato, suo profondo conoscente. Così si realizzò il principio della fine del più antico partito storico italiano (quello del sol dell’avvenire di G. Garibaldi poi formalizzato da Filippo Turati nel 1892). Sino a quel giorno in Italia dove vivevano ed agivano oltre al P.S.I. con i suoi 528.000 iscritti ed il 16,50% dei voti, anche il Partito Comunista Italiano., la Democrazia Cristiana, il Partito Repubblicano Italiano, il Partito Liberale Italiano ed il Movimento Sociale Italiano nonché il Partito Radicale Italiano si rilevava una continuità sostanziale con la storia d’Italia e le vicende internazionali.
Nel 1992 il Governo Amato impose sacrifici agli italiani per oltre 100.000 miliardi (Sanità, Previdenza, Pubblico impiego, Fiscalità regionale e locale). Il suo governo fu sostenuto sino allo stremo dal P.S.I. mentre già impazzavano i magistrati di Milano e del resto d’Italia, con azioni da golpe bianco. Morì allora la c.d. prima Repubblica. I teorici della storia ritengono che la crisi sia stata causata dalla caduta del muro di Berlino, che avviava la riunificazione delle due Germanie (quella Federale dell’Ovest e quella c.d. Democratica dell’Est). Ma quello che a tutt’oggi è inspiegabile è “perché i partiti storici italiani si son dovuti sciogliere e trasformare in qualcosa di indecifrabile, rimarcando a 20 anni di distanza una ratifica di una crisi nazionale senza precedenti, che stante le tesi di vent’anni prima non si sarebbe dovuta mai verificare?
Purtroppo a tale domanda non si ha una risposta convincente!
Oggi in Italia addirittura si perviene ad un ipotesi di Governi e Parlamenti senza partiti, ma soltanto affidati alla maestria dei tecnici dell’economia. I danni sociali, politici ed economici creati dal modo spregiudicato di liquidare le vecchie classi dirigenti si stanno ancora pagando a caro prezzo. A fronte di tutto ciò non si può non chiedersi come mai tutto ciò non è accaduto negli altri Paesi democratici d’Europa? In Gran Bretagna da due secoli circa si confrontano due schieramenti politici, che garantiscono l’alternanza al governo del Paese : i laburisti ed i conservatori. I primi più attenti agli interessi popolari e dei ceti medi, i secondi più attenti agli interessi aristocratici e finanziari. In Germania dal dopo guerra (per il mondo occidentale) si confrontano i socialisti democratici e i democristiani, che di volta in volta si alleano con i liberali o con gli ecologisti. Willy Brandt fu spiato dai Russi ed ebbe molti guai, ma il partito social democratico tedesco, di robustezza secolare, non si sciolse. Helmut Khol fu finanziato da F. Mitterand per difendere il suo partito e la sua patria dal comunismo sovietico; vollero intentargli un processo, ma la democrazia cristiana tedesca non si è sciolta. In Francia il Partito Socialista Francese è stato investito da scandali clamorosi. Ma i francesi non si sono neanche sognati di sciogliere il loro partito. Gollisti e Socialisti si confrontano dagli anni dell’immediato dopoguerra (le altre forze politiche, comunisti compresi da 50 anni sono marginali). Alle prossime consultazioni ci sarà un candidato socialista: Francois Hollande a sfidare N. Sarcozy. Nel ragionamento si può abbondantemente continuare con gli esempi alternativistici di Spagna (Socialisti/Popolari), Portogallo (Socialisti e Socialisti democratici/Partito popolare) Grecia (Socialisti/Neo Democratici) Austria (Social Democratici/Democristiani Popolari) e via enucleando con la marginalità di altri partiti storici più piccoli.
Insomma in tali Paesi Europei i partiti politici storici sono rimasti valido baluardo della mediazione politica e sociale per il governo della cosa pubblica in forma direttamente democratica (una testa/un voto). In buona sostanza la natura di un partito politico, prodotto della elaborazione del pensiero politico e filosofico moderno illuministico (Thomas Hobbes, John Locke, C.L. de Montesquieu , J.J.Rousseau) è una costruzione complessa dove alla base vige una teoria dello Stato, dell’economia, della società e del diritto. Perciò, non si può dimenticare quanto grandi sono state le riflessioni sulle umane sorti. Ad esempio A. Smith era consapevole che la libera iniziativa privata avrebbe avvantaggiato quelli che possiedono grandi capitali. Però pensava che i grandi produttori avessero interesse che la maggioranza della popolazione vivesse nel benessere. Da conservatore illuminato cercava di equilibrare il sistema. Ma l’azione del libero mercato non risolveva il problema della giustizia sociale (uguaglianza) così questo problema fu assunto da altri pensatori (Rousseau) che si sono opposti al liberismo, già all’interno dell’Illuminismo, ponendo le basi del Socialismo. In tale quadro si rammenta che già Rousseau, che aspirava al bene comune, riteneva che lo Stato dovesse intervenire nell’economia per frenare gli egoismi, gli interessi individuali, attraverso delle leggi, delle regole. Proponeva che per distribuire maggiore ricchezza bisognasse agire attraverso un sistema fiscale senza abbattere la proprietà privata.
Come si può rimarcare l’economia mista (Stato e mercato) ha avuto un’antica e valida elaborazione. In Italia, partiti politici storici ed intervento dello Stato in economia si sono avuti con un significativo equilibrio sino al 1992 (poi si è scelto di vendere la telefonia, le banche, le assicurazioni, le poste le ferrovie, le autostrade, l’acciaio, ecc., dicendo che occorreva pagare i debiti; in vero la spesa pubblica è aumentata e si è allo stato attuale di ingovernabilità. Le notizie di questi giorni sull’ammanco di 13 milioni di euro del partito della Margherita dell’On. Rutelli dimostra che a vent’anni dal giustizialismo più spinto non è cambiato alcunché e per gli italiani la situazione è peggiorata.
Perciò, ancorché nell’epoca di Facebook, di internet, di email, degli sms, ecc. non si può non ragionare sui modelli di Stato, di economica e di società per lo sviluppo, il progresso, la dignità del lavoro, la produzione effettiva e via enucleando. Nei Paesi europei ed anche negli Stati Uniti d’America non si sputa fango su partiti politici. Oggi negli U.S.A. Obama è il candidato sicuro alla Casa Bianca per il partito democratico; nel fronte avverso i candidati del partito repubblicano si stanno sfidando per le primarie (Gingrich; Romney; Santorum; Paul). Da Benjamin Franklin ad oggi sono restati in campo con forza i due partiti storici. Perché? Perché i cittadini, che debbono con il loro voto scegliere, sanno come orientarsi sulla scala dei valori (famiglia, scuola, casa, trasporti, imposte, sicurezza, giustizia) e delle future azioni di proposte di legge del Presidente, che fanno determinare con la loro maggioranza opzionale.
In Italia occorre uscire dalla confusione degli schieramenti perché non si comprende più chi appartiene allo schieramento progressista e popolare e chi invece a quello conservatore dei soggetti benestanti; poiché non tutti possono rappresentare tutti. Vi è confusione e dubbio di schieramento nell’alternanza. Un partito non è la chiesa cattolica dell’ecumenismo, ma l’espressione di una parte sociale, che ha una sua filosofia, politica, economica e del diritto.
Che cosa significa oggi essere un partito con radici popolari democristiane per essere rappresentato nel parlamento europeo dal partito popolare? E quali sono i partiti italiani che aderiscono a tale gruppo del Parlamento Europeo? Sicuramente Unione dei Democratico Cristiani di Casini, che è anche membro della Presidenza dell’internazione democristiana. Sicuramente e come gruppo quasi maggioritario in quel Parlamento Europeo il Popolo della Libertà di Berlusconi. Ma come si può concepire che si stia insieme nel Parlamento Europeo e si sia divisi in Italia? E come si può immaginare che la base del Popolo della Libertà presenti nel proprio seno orientamenti della vecchia Democrazia cristiana, del vecchio Partito socialista e social democratico italiano, del vecchio Partito liberale, del vecchio Partito repubblicano, ai quali si è associata la gran parte della base elettorale dell’ex Movimento Sociale Italiano?. Tutto ciò è potuto accadere soltanto perché la rottura del sistema democratico vent’anni or sono è stata traumatica e non razionale e naturale, con processi di ricambio della classe dirigente alla guida dei partiti con metodo democratico interno. Così la dove vi erano i contrapposti Partito comunista italiano e la Democrazia cristiana (una parte di essa) è stato costituito il Partito Democratico che a livello internazionale in parte partecipa all’internazionale socialista (D’Alema Vice - Presidente) e dall’altra partecipa al gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici nel Parlamento Europeo. E che fine hanno fatto i pattisti di Mario Segni, se oggi dopo quel suo bel referendum contro il clientelismo delle preferenze di voto nei partiti si vuole ritornare alla teoria che chi da la preferenza sceglie i suoi parlamentari, senza più annoverare i casi di clientelismo? E poi si vuole la preferenza unica o plurima? Si vuole il sistema proporzionale o uninominale a collegio unico? Si vuole mantenere l’alternanza con la scelta a priori di un presidente del consiglio contrapposto ad un altro oppure prima si vota e dopo si fanno gli accordi? E perché un governo tecnico che deve salvare il Paese per motivi economici deve cambiare le regole del gioco elettorale, anche se la Corte costituzionale se ne è lavata le mani di recente? E come si fa ad as...




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Iniziato il 14/05/2010

In Inghilterra un governo di coalizione
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