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Uomo della mediazione e di armonia. Ma non solo. Anche regista con grande capacita' di previsione di gioco, al punto che il vicedirettore della 'Gazzetta del Mezzogiorno' Giuseppe De Tommaso lo paragona a Falcao. Cosi', a nove anni dalla sua morte avvenuta a Torino l'8 febbraio del 1999, notisti e scrittori italiani ricordano Pinuccio Tatarella, esponente di punta di An e dell'area moderata Destra Protagonista, in alcuni editoriali pubblicati sul bimestrale "Con" che il parlamentare di Alleanza Nazionale Italo Bocchino ha portato, come direttore, in edicola.
"Tatarella e' stato uno dei pochi a capire in tempo quello che stava avvenendo, che ha perseguito con convinzione l'obiettivo di trasformare quella riserva indiana, completamente avulsa dai processi politici, quel soggetto di mera testimonianza che era la destra di allora, in una forza che puntava a cimentarsi con quello che e' il naturale obiettivo dell'azione politica in una societa' moderna: il governo del Paese", scrive l'editorialista de 'La Stampa' Augusto Minzolini.
"Messo in soffitta il Msi, ha sempre pensato ad una destra moderna che in futuro avrebbe potuto, perche' no, candidarsi in prima persona alla guida del paese capeggiando uno schieramento di centro destra", sottolinea Minzolini, tracciando il suo ricordo di Tatarella che fu Ministro delle Poste e Telecomunicazioni nel 1994 durante il primo governo berlusconi, quindi vice presidente del Consiglio dei Ministri e vice presidente della Commissione parlamentare bicamerale per le riforme istituzionali presieduta da Massimo D'Alema.
"Pinuccio non ha mai patito la fase dell'emarginazione, neanche ai tempi del Msi. In Puglia dialogava con tutti e nessuno lo considerava nemico", aggiunge Giuseppe De Tomaso che si ritiene "testimone della lungimiranza politica" di Tatarella, definendolo "regista con previsione di gioco come Falcao, il brasiliano della destra italiana". "Era il 1982 quando, nel corso di un'intervista, lui gia' vedeva in Gianfranco Fini -prosegue- l'erede di Giorgio Almirante alla guida della destra italiana".
Guardando all'attuale scenario politico, De Tomaso si dice convinto che Tatarella, oggi, "sicuramente avrebbe reso meno conflittuali le relazioni fra le forze politiche, sicuramente avrebbe operato per la legittimazione reciproca tra i poli, avrebbe spento molti fuochi nel centrodestra e contribuito a favorire l'accordo sulla riforma elettorale". "Non a caso -ricorda ancora- porta il suo nome, 'Tatarellum', il modello elettorale delle Regioni. Modello condiviso e accettato da tutti".
E per Stefano Di Michele, arguta penna del 'Foglio', "per sua scelta, mai al centro del palcoscenico, Pinuccio quando capitava, quando era inevitabile, un congresso, una manifestazione, una conferenza stampa, aveva allora quella faccia tra lo spaesato e di chi ha la voglia di essere altrove". Tatarella, ricorda infine Di Michele, "conversava, sfotteva, si lasciava sfottere, vagava, tornava, sorrideva. E tale quale il tenente Colombo, 'come e' vero che ogni giorno si impara qualcosa', ricomponeva dal caos: un gioco di prestigio, sorretto dall'intellingenza politica".